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- Il primo indice italiano sulle materie prime creato da clubcommodity.com
PERCHE' UN NUOVO INDICE


Diversi eventi visti alla luce del tempo fanno del 1998 un anno particolare.
Come spesso accade, al momento non c'è coscenza piena di come certi avvenimenti possano modificare la propria vita, così come il corso della politica, dell'economia o il destino di intere comunità…
Alcuni sono momenti storici, altri piccoli passi che iniziano percorsi della cui dimensione non si ha certezza. Chi avrebbe detto allora che Google, creato proprio nel '98 da Larry Page e Sergey Brin, sarebbe diventato il primo motore di ricerca al mondo?
Altri eventi che forse oggi non ricordiamo più ebbero fondamentale importanza per l'economia e la politica. Il '98 fu l'anno della caduta del primo governo Prodi. Ma succede anche che alcune situazioni hanno forte influenza esclusivamente per i suoi protagonisti: fu in quell'anno che per la prima volta un gruppo di scommettitori vince 63 miliardi al Superenalotto.

Fu sempre nel 1998 che Ettore Labianca e Guingo Sylwan, due imprenditori italiani, creano un sito dedicato interamente alle materie prime www.clubcommodity.com che vede la luce all'inizio del '99. Il primo in Italia e in Europa con le caratteristiche e la professionalità che subito furono evidenti. Ma allora non era immaginabile pensare che oltre a diventare il punto di riferimento per traders privati, aziende e istituzioni -nell'ambito delle materie prime- Club Commodity diventasse il team che avrebbe creato il primo indice sulle materie prime in Europa dei soli 5 indici esistenti al mondo. Un evento naturalmente circoscritto a un ambito più professionale ma non di minore importanza per gli sviluppi futuri sia nel mondo finanziario che nel campo dell'hedging aziendale.
I fondatori di Club Commodity provenivano da esperienze diverse. Sylwan, nato e vissuto per più di trent'anni in Argentina, un paese ricco di materie prime: dal petrolio ai cereali, dalla soia ai minerali, aveva da sempre compreso l'importanza delle materie prime come elemento fondante dell'economia. Da parte sua Ettore Labianca, constatava come l'Italia, paese non ricchissimo di materie prime, fondava il proprio sviluppo sulla trasformazione di esse e sul potenziale valore aggiunto. (Labianca è anche l' autore di un libro fondamentale per chi si interessa di commodity: "Materie Prime: capire per guadagnare".
In pochi anni Club Commodity diviene il punto di incontro degli appassionati di materie prime. Attorno al sito nascono strumenti per traders, una scuola di formazione, corsi e workshops per imprese che si affacciano all'hedging. Un lavoro pionieristico che vede sempre in prima linea Club Commodity e che ha elementi di confronto solo all'estero, prevalentemente in USA.
Nel frattempo, lo staff del Club si arricchisce di una nuova presenza professionale - Maurizio Mazziero - esperto in Analisi Tecnica e autore di vari libri, fra cui uno in particolare che riprende una metodologia di trading usata dai primi brokers del Chicago Board of Trade (CBOT) il Point & Figure.
Dopo analisi e studi sulla necessità di avere un benchmark efficace per monitorare il mercato delle commodity, si giunge alla conclusione che nessun indice riflette veramente l'evoluzione delle materie prime e le tendenze che nei suoi cicli periodici tutto il comparto delle materie prime offre ed evidenzia oggi. È necessario creare un indice che renda giustizia alla vera e nuova evoluzione delle commodity da un osservatorio europeo e con una visione di lungo termine.

Perché? Perché occorre analizzare la situazione globale non solo dal punto di vista del consumo e dell'utilizzo tradizionale delle materie prime, bensì osservare in che modo i mercati maturi e i nuovi "consumatori emergenti" stanno modificando il panorama mondiale conferendo un nuovo ruolo all'utilizzo delle materie prime.
Un elemento fondamentale della ricerca evidenzia che le materie prime richiedono energia per l'estrazione/la coltivazione/l'allevamento e sono esse stesse fonte di energia di trasformazione, ma possono essere non "petrolio-referenziali".

L'esperienza sudamericana, che vede il Brasile già dagli anni '70 primo produttore mondiale di biofuel (carburante "verde" alternativo alla benzina), apre un'interessante chiave di lettura e di prospettiva per diverse materie prime "bioenergetiche".
Nel 2006, il consumo interno di biofuel in Brasile dovrà superare il 13 miliardi di litri. Altri 89 impianti entreranno in funzione entro il 2014, con investimenti per 8 miliardi di dollari, fino a raddoppiare la capacità produttiva attuale e poter fornire qualsiasi altro mercato che decidesse di convertirsi all'alcol, con particolare attenzione all'Unione Europea.

Per millenni, l'agricoltura è stata motore economico e fulcro di civiltà. La situazione è radicalmente cambiata portando gradualmente l'agricoltura a diventare un'appendice un po' arretrata del mondo industriale. I prodotti agricoli sono oggi criticamente dipendenti dai combustibili fossili e dall'energia che se ne ricava per tutta una serie di esigenze che includono fertilizzanti, trasporto, refrigerazione e così via.
Tuttavia, con i recenti aumenti dei prezzi dei combustibili e con le preoccupazioni crescenti riguardo alla loro disponibilità a lungo termine, si pone il problema di come gestire le necessità di energia del mondo agricolo mantenendo l'attuale produzione, ovvero la questione della "sostenibilità".

In questo contesto nasce COMMIN (COMModity INdex) il primo indice sulle commodity europeo, uno strumento d'investimento che riflette una visione europea dello sviluppo economico internazionale degli anni a venire.

COMMIN è composto da 24 materie prime, distribuendo pesi bilanciati agli energetici, softs, cereali e metalli, mantenendo una visione del comparto agricolo sia come utilizzo alimentare che energetico, alla luce dei cambiamenti in atto.
Esempi come il Brasile e il Giappone, sono emblematici e pur essendo due economie agli antipodi trovano nelle materie prime, e soprattutto in quelle energetiche, punti di contatto e strategie concordanti. Un ulteriore dato a conferma della tesi: nel giro di due anni tutte le auto giapponesi saranno "bifuel" o "flexfuel" come avviene già in Brasile. In altre parole il Giappone si prepara a "diluire" l'influenza del petrolio nel consumo quotidiano di carburante.
E COMMIN prevede queste tendenze.

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